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 Passaggio in Alaska. Da Seattle a Juneau
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| Jonathan Raban |
| pp. 411 |
| 2003 |
| Einaudi |
| Cod.8806165852 |
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| € 19,00 |
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Dopo il Montana, il paese «a mille miglia dall`oceano più vicino» (raccontato in Bad Land, Jonathan Raban riprende la sua esplorazione dell`America meno conosciuta affrontando proprio l`oceano, o meglio il Passaggio Interno, quel dedalo di bracci di mare che si estende dall`estremo Nord-ovest degli Stati Uniti all`Alaska, lambendo la costa occidentale del Canada.Raban naviga sulla scia della spedizione britannica del capitano Vancouver alla fine del XVII secolo, dei pescherecci supertecnologici che mettono a rischio la sopravvivenza dei salmoni, dei missionari e degli antropologi ottocenteschi, delle tribù che fino a un secolo fa costituivano la civiltà indigena più artisticamente prolifica del Nordamerica, custode di una letteratura orale ricca e di un immaginario figurativo misterioso come i riflessi dell`oceano. Attraverso lo specchio deformante dell`Alaska, l`ultima frontiera, terra dello sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e dei miraggi di arricchimento facile, delle città che nascono e muoiono nell`arco di una generazione e degli orsi che frugano nei bidoni dell`immondizia, Raban ci offre un ritratto dell`America pieno di contraddizioni e di fascino.
«Il mare mi fa paura. Mi fa paura il crepitio da incendio nel sottobosco delle onde che si frangono trasformandosi in schiuma; il risucchio intimo del gorgo della marea; l`apparizione dell`oceano che si gonfia, sinistro e scuro, nella calma senza vento; la maretta, il mulinello, la corrente; la semplice profondità abissale dell`acqua, quando galleggi come uno scarabeo fiducioso su una superficie in tensione. In mare la razionalità mi abbandona. Ho visto il cipiglio sprezzante e ostile di un`onda staccatasi dal branco per colpire la mia barca. In due occasioni ho giurato davanti a Dio che non sarei mai piú uscito in mare purché Egli, solo per quella volta, mi avesse concesso di arrivare in porto. Non ho il mare nel sangue; sono un marinaio timido, timoroso, cerebrale. Non mi sento mai tanto fuori dal mio elemento come quando sono in mare. Ciò nonostante, negli ultimi quindici anni, avevo passato a galla ogni giorno libero che riuscivo a strappare al calendario, in una condizione di rapimento che non diminuiva mai: rapito dal mare, dai suoi movimenti e dai suoi significati».
Dello stesso autore è disponibile Bad Land. Una favola americana, Einaudi 1998. |
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